Il modo più rapido per inquadrare Sam Greenfield è guardare da dove viene: la band di Cory Wong, cioè uno dei laboratori più frequentati del funk strumentale americano di questi anni. Lì il sassofonista alto ha imparato la lezione che porta sui palchi a suo nome, quella di una musica tecnicamente spericolata che però non dimentica mai di essere, prima di tutto, divertente.
Polistrumentista prima ancora che solista, Greenfield si è mosso a lungo da turnista e da comprimario di lusso. Ha girato con Cory Wong, con Joss Stone, con il sassofonista Dave Koz e con i Thank You Scientist; in studio il suo nome compare accanto a produzioni pop di primissima fascia. È il tipo di curriculum che di solito costruisce musicisti impeccabili e un po’ anonimi. Con lui è successo il contrario.
Dal vivo, infatti, il personaggio prende il sopravvento senza mai sacrificare la sostanza. Chi lo ha visto in concerto racconta di una fusion che guarda a Tower of Power e agli Snarky Puppy, con una sezione fiati completa — sax tenore, tromba, trombone — schierata accanto al suo alto, e una batteria che tiene tutto incollato al groove. Il tono è dichiaratamente autoironico: tute coordinate dai colori improbabili, gag, un rapporto con il palco che sta a metà tra il concerto jazz e lo show comico.
L’autoironia, del resto, è quasi il marchio di fabbrica. Basta guardare come Greenfield presenta se stesso — a partire da un sito che gioca sull’idea di essere “il peggiore” — per capire che l’understatement è una scelta precisa, il contrario della boria che spesso accompagna i virtuosi. È un modo per disinnescare la soggezione e lasciare che a parlare siano gli assoli. E gli assoli, quando arrivano, non scherzano.
Non stupisce che uno spettacolo così trovi casa in una sala come l’Alcazar. L’ex cinema di Trastevere è abituato ad accogliere tanto i dj set quanto i live di matrice black, e la formula di Greenfield — fiati, groove e un pizzico di teatro — è pensata esattamente per riempire uno spazio del genere di energia. Una serata in cui la perizia strumentale non è mai un fine in sé, ma il carburante di una festa.
Per il pubblico romano è anche l’occasione di vedere da vicino un musicista che negli Stati Uniti si è già ritagliato un posto nel giro funk, ma che qui arriva ancora senza etichette ingombranti. Il modo migliore per godersi un artista così, del resto, è proprio questo: quando la sorpresa è ancora possibile.
Sam Greenfield all’Alcazar il 17 gennaio 2025.