Francesca Michielin

A sedici anni, nel 2011, vinceva X Factor. Una ragazzina di Bassano del Grappa con una voce già adulta si portava a casa il talent più seguito d’Italia, quinta edizione. Poteva finire come tante storie da programma televisivo, bruciata nel giro di una stagione. È successo l’esatto contrario.

Francesca Michielin, classe 1995, è una di quelle artiste che hanno usato la popolarità come punto di partenza e non di arrivo. Si è messa a studiare, a suonare, a scrivere. Oggi, oltre alla voce, mette mano a pianoforte, chitarra, basso, synth: una polistrumentista vera, cosa non così frequente nel pop italiano di casa nostra.

Le tappe più note le conoscono un po’ tutti. Sanremo 2016, secondo posto con “Nessun grado di separazione”, brano che la porta dritta all’Eurovision di Stoccolma a rappresentare l’Italia. Poi il ritorno all’Ariston nel 2021, di nuovo secondo posto, stavolta in coppia con Fedez con “Chiamami per nome”, una delle canzoni-simbolo di quell’edizione. Intorno, una discografia che cambia pelle a ogni giro: Riflessi di me (2012), di20 (2015), 2640 (2018), Feat (stato di natura) (2020), fino a Cani sciolti (2023). Dal pop acerbo dell’esordio al racconto più personale degli ultimi lavori, è la parabola di chi ha scelto di crescere in pubblico, un disco alla volta, senza mai fingersi arrivata.

C’è poi l’altra Francesca, quella dall’altra parte del microfono. Nel 2022 prende in mano la conduzione di X Factor — lo stesso programma che l’aveva lanciata — e ci resta anche l’anno successivo: un ribaltamento di ruoli riuscito con naturalezza, senza posa. E c’è “Maschiacci”, il podcast avviato nel 2021 in cui affronta stereotipi di genere e maschilità, con ospiti e conversazioni lunghe, lontane dalla fretta della televisione.

Chi la segue dal vivo sa che è lì che dà il meglio. Michielin è una da band vera, da arrangiamenti che si allontanano dal disco, da direzione musicale curata nel dettaglio. Non è raro vederla lasciare il microfono per sedersi al pianoforte o imbracciare una chitarra nel giro di una stessa canzone, cosa che a queste latitudini pop resta più unica che rara. Anche quando la classifica non premia — vedi Sanremo 2025, dove “Fango in paradiso” si è fermata al ventunesimo posto — la sostanza non cambia: un’artista che tratta il pubblico da adulto e che sul palco si prende dei rischi.

Non a caso continua a scegliersi contesti impegnativi. Nell’ottobre 2025 ha portato all’Arena di Verona lo show “Tutto in una notte”, e per l’autunno 2026 ha annunciato un giro nei teatri italiani: i luoghi che le somigliano di più, raccolti, attenti, fatti per ascoltare davvero e non solo per far numero.

È esattamente il tipo di artista che un posto come l’Alcazar Live tiene d’occhio. Una che il palco lo abita, che non si accontenta della versione da disco, che ogni sera prova a spostare un pezzo un po’ più in là. Se e quando arriverà a Trastevere, sarà una di quelle serate da segnare in agenda con l’anticipo giusto.

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