Marco Castello

C’è un modo di cantare, in Marco Castello, che sembra sempre sul punto di scivolare e invece cade in centro. Siracusano, classe 1993, prima ancora che cantautore è stato uno studente di tromba jazz alla Civica di Milano, e quella formazione si sente: negli accordi che non fanno mai la scelta più ovvia, nel modo di far respirare un ritornello invece di inchiodarlo a martello. Le sue canzoni hanno la temperatura tiepida di certe registrazioni anni Settanta, la voce impastata e un po’ pigra di chi canta come se stesse parlando.

La svolta passa da un incontro. Dal 2016 Castello fa parte della Comitiva, la band con cui Erlend Øye — il norvegese dei Kings of Convenience, da anni trapiantato proprio a Siracusa — porta in giro il suo repertorio. È da quell’ambiente, più che da una scena disegnata a tavolino, che nasce il Castello discografico. Contenta tu, l’esordio, esce nel 2021: registrato a Berlino con due musicisti dei Whitest Boy Alive, undici canzoni che tengono insieme Lucio Battisti e Mac DeMarco senza dover scegliere tra i due. Convivono l’italiano e il siciliano stretto — “Addiu”, “Avò” — e un singolo intitolato “Cicciona” che la dice lunga sul suo gusto per lo sfottò affettuoso. Dentro ci sono anche i brani che lo avevano fatto notare, da “Porsi” a “Dopamina”: chitarre morbide, ritmi che ciondolano, arrangiamenti che sembrano registrati in una stanza calda con le persiane socchiuse.

Nel 2022 arriva “Magari”, in coppia con Fulminacci: Rolling Stone Italia la piazza al terzo posto tra le canzoni italiane dell’anno. Poco dopo Castello si costruisce un’etichetta su misura, Megghiu Suli, e ci pubblica il secondo disco, Pezzi della sera (2023), più notturno e ombreggiato del primo. Nel 2024 firma con i Calibro 35 una versione di “Lunedì Cinema” di Lucio Dalla: dettaglio che, dentro una ex sala cinematografica come l’Alcazar, suona quasi come una coincidenza cercata. Poi è arrivato Quaglia sovversiva, terzo capitolo di un percorso che non ha mai avuto fretta.

Dal vivo il suo cantautorato perde ogni sussiego. Castello imbraccia la chitarra, tiene il palco con l’aria di chi si diverte a smontare le regole della bella canzone educata, e trasforma anche i pezzi più costruiti in qualcosa di sbilenco e caldo. Non è un caso che si ritrovi spesso negli stessi cartelloni di Colapesce e Dimartino, l’altra Sicilia che negli ultimi anni ha rimesso l’isola al centro della mappa del pop italiano: stessa aria, stessa idea che si possa essere raffinati senza prendersi troppo sul serio.

Marco Castello ha suonato all’Alcazar Live il 2 aprile 2023 e l’8 gennaio 2025.

Continui a leggere: