Mousse T.

Quel giro di basso che nel 1998 spinse “Horny” in cima alle classifiche dance non nacque a New York né a Chicago, ma in uno studio della Bassa Sassonia. Mustafa Gündoğdu, per tutti Mousse T., è figlio di genitori turchi, nato a Hagen nel 1966 e cresciuto in mezzo ai sintetizzatori prima ancora che dietro i piatti. Prima di firmare hit ha fatto la gavetta da tastierista, nei primi anni Novanta con i Fun Key B, e solo nel 1994 ha adottato il nome d’arte con cui l’avrebbe conosciuto mezzo mondo.

La sua vera casa, però, resta un’etichetta. Peppermint Jam nasce nel 1993 insieme a Errol Rennalls, e da allora è la bottega dove Mousse T. tiene insieme house, funk e disco senza trattarli come compartimenti separati. È lì che si capisce il personaggio: non un dj che insegue la moda del momento, ma un produttore con l’orecchio educato al groove nero, alle sezioni fiati, ai bassi che camminano.

“Horny”, con gli Hot ‘n’ Juicy e la voce di Inaya Day, è la scintilla che lo rende un nome globale, ma sarebbe ingiusto ridurlo a quel ritornello. L’anno dopo firma la produzione di “Sex Bomb” per Tom Jones, uno di quei pezzi che a distanza di decenni continuano a uscire da ogni radio. Poi arrivano i dischi a suo nome, “Gourmet de Funk” nel 2002 e “All Nite Madness” nel 2004, con “Is It ‘Cos I’m Cool?” a ricordare che il suo mestiere è far ballare senza rinunciare all’ironia.

Il pubblico italiano lo ha ritrovato da una porta inattesa. Nel 2022 è il suo nome dietro la produzione di “Apri tutte le porte”, il brano portato da Gianni Morandi al Festival di Sanremo. Un incontro che a prima vista stona e che invece dice parecchio: Mousse T. lavora sulla canzone come sul dancefloor, cercando la stessa immediatezza.

Chi lo ha seguito nei club sa che dal vivo il repertorio da hit-maker passa in secondo piano. Ai piatti privilegia il lato più caldo del suo catalogo, disco riletta con mano da musicista, house che respira, un gusto per il vintage che nel 2020 lo ha portato in cima alla classifica degli artisti house dell’anno per Traxsource, a riprova che il personaggio non vive di solo passato.

All’Alcazar è tornato due volte, e non a caso in veste di padrone di casa della sua etichetta. La seconda serata, in particolare, è stata pensata come una festa per i trent’anni di Peppermint Jam: un modo per raccontare, dischi alla mano, tre decenni passati a difendere un’idea di ballo elegante e senza pretese intellettuali. In una sala che è stata cinema, la cosa ha un che di appropriato: le luci si abbassano, parte il groove, e per qualche ora Trastevere somiglia a quello studio di Hannover.

Mousse T. all’Alcazar il 2 dicembre 2023 e il 23 novembre 2024, serata “30 years of Peppermint Jam”.

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