Masego

Il TrapHouseJazz che ha conquistato Trastevere:

Sassofonista, cantante e polistrumentista, Masego ha portato sul palco dell’Alcazar il suo “TrapHouseJazz” quando era ancora un nome per pochi. Un’altra serata che racconta l’orecchio del locale per il talento.

Il 4 novembre 2017 sul palco dell’Alcazar è salito un artista che di lì a poco sarebbe diventato uno dei nomi più riconoscibili della nuova scena soul e jazz internazionale: Masego. All’epoca la sua “Tadow” stava incendiando il web e il primo album, Lady Lady, doveva ancora uscire: vederlo in un club raccolto di Trastevere significava coglierlo nel momento esatto della sua ascesa.

Il suo marchio di fabbrica è un genere che si è inventato da solo e che rifiuta le etichette: il “TrapHouseJazz”, dove sassofono, trap, R&B e hip-hop si fondono in un’unica cosa. Sul palco Masego è una one-man band: canta, campiona, costruisce loop dal vivo e imbraccia il sax — alto e tenore — trasformando ogni brano in una jam. Non a caso il suo nome, in lingua tswana, significa “benedetto”.

È esattamente il tipo di serata che definisce l’identità dell’Alcazar: intercettare gli artisti giusti prima che diventino grandi e metterli su un palco dove la distanza con il pubblico non esiste. Chi c’era, quella sera, ha visto nascere qualcosa.

Da Trastevere al mondo: anche la tappa romana di Masego è uno dei capitoli che l’Alcazar custodisce con orgoglio nella sua storia.

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