Folamour background rosa

Folamour

Bruno Boumendil ha studiato musica partendo dagli strumenti veri — chitarra, batteria, basso, percussioni — molto prima di mettere le mani su un campionatore. È un dettaglio che continua a spiegare parecchio del Folamour di oggi. In consolle non si accontenta di far girare dischi: costruisce, sovrappone, lascia che i brani prendano fiato come farebbe chi è abituato a suonare dentro una band. Lione, la sua città, gli ha regalato una gavetta lunga tra pop e jazz prima che la house diventasse la lingua definitiva. Quella formazione anfibia non l’ha mai rinnegata.

La sua etichetta, la FHUO Records, gli ha permesso di pubblicare alle proprie condizioni, e la discografia procede per accumulo di piccole ossessioni: il primo album Umami nel 2017, poi Ordinary Drugs nel 2019, il disco che alla vigilia del suo passaggio romano lo aveva già portato ben oltre i confini della nicchia. Soul, disco e house non sono per lui caselle separate ma un unico flusso: campiona, risuona, e quando serve rifà tutto da capo.

C’è un momento preciso in cui Folamour smette di essere un nome per soli addetti ai lavori. È il 2019, il set per Boiler Room al festival Sugar Mountain, in Australia: un’ora abbondante ripresa dalle telecamere che gira per mesi, milioni di visualizzazioni, la faccia di uno che si diverte per davvero mentre impasta disco, soul e house con la disinvoltura di chi quei dischi li ha consumati da ragazzino. Da lì in avanti i festival arrivano a raffica: solo nel 2019 mette in fila oltre cento date in giro per il mondo, un ritmo da musicista di strada più che da produttore chiuso in studio. Il brano che più di ogni altro ne fissa l’immagine, “Devoted to U”, funziona esattamente così: ballabile e commovente nello stesso gesto, con una grana calda che il digitale fatica a restituire.

Chi lo ha visto dal vivo sa che l’etichetta “dj set” gli sta un po’ stretta. Folamour tende a portarsi dietro tastiere e macchine, a volte la voce, trattando la serata come un organismo che cresce invece che come una scaletta da rispettare. Ne esce una house che non ha paura della melodia né del sentimento, lontana tanto dal minimalismo cerebrale quanto dalla botta usa-e-getta buona solo per un’ora.

Folamour ha suonato all’Alcazar il 9 febbraio 2020.

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