Dietro la sigla Anomalie c’è un nome e cognome precisi: Nicolas Dupuis, tastierista, compositore e producer di Montréal. Formazione tra classica e jazz, la testa piena di armonie complicate e le mani che però vogliono soprattutto una cosa: far muovere la gente. La sua musica vive esattamente lì, nel punto in cui il funk incontra l’elettronica e il jazz smette di essere roba da conservatorio per diventare qualcosa di fisico, da pista.
Chi lo ha scoperto in Italia quasi sempre ci è arrivato passando da “Métropole”, il progetto strumentale del 2017 che ha messo il suo nome in circolo ben oltre il Québec, e dal seguito “Métropole Part II” dell’anno dopo. Due raccolte senza una parola cantata eppure piene di racconto: sintetizzatori vintage, Rhodes, bassi che spingono, cambi di tempo che arrivano quando meno te li aspetti. Roba che sulla carta sembra da ascolto in cuffia e dal vivo invece diventa festa.
Perché è dal vivo che Dupuis dà il meglio. Sul palco porta un quartetto affiatato e si piazza al centro dietro la sua batteria di tastiere, passando dall’assolo virtuoso al riff che regge il pezzo senza mai far pesare la tecnica. Prima ancora delle sale, del resto, il suo nome aveva iniziato a circolare grazie ai video in cui lo si vedeva macinare synth e Rhodes: un pubblico raccolto in Rete e poi ritrovato davanti al palco. Ha girato Nord America, Europa e Asia, ha suonato tanto nei festival jazz quanto in contesti più marcatamente elettronici, e questa doppia cittadinanza — un piede nel club e uno nel jazz — è forse la sua vera firma.
Nel 2022 è arrivato “Galerie”, il primo album lungo vero e proprio, quello in cui ha allargato la tavolozza e si è preso più spazio. Il disco gli è valso il premio come album jazz dell’anno agli ADISQ, i riconoscimenti dell’industria discografica del Québec: non un dettaglio, per un musicista che il pubblico se lo è costruito pezzo dopo pezzo, anche fuori dai circuiti più tradizionali.
Attorno a lui, negli anni, si sono mossi nomi non banali. Con i Chromeo, i re dell’electro-funk anche loro di Montréal, ha firmato “Bend the Rules”; con Masego ha incrociato quel soul-jazz sghembo e notturno che gli calza addosso. Sono collaborazioni che raccontano bene di che pasta è fatto: un musicista che i colleghi chiamano perché sa stare dentro il pezzo degli altri, non solo dentro il proprio.
L’Alcazar lo ha intercettato presto, in quella fase in cui il passaparola correva veloce e certi nomi si scoprivano prima con le cuffie che con i giornali. Una serata di tastiere e groove dentro l’ex cinema di Trastevere, il pubblico stretto sotto il palco a seguire un ragazzo di Montréal che trasformava il jazz in qualcosa da ballare. Una di quelle sere che, riguardate adesso, avevano già dentro tutto quello che sarebbe venuto dopo.
Anomalie ha suonato all’Alcazar di Roma il 27 ottobre 2018.