Kiefer

C’è un momento, nei concerti di Kiefer, in cui non capisci più se stai ascoltando un pianista jazz o un disco hip-hop suonato dal vivo. È esattamente lì che vive la sua musica: nel punto in cui il pianoforte e il campionatore smettono di darsi torto.

Kiefer Shackelford, californiano, è cresciuto in mezzo a due mondi che di solito non si parlano. Da una parte lo studio serio del jazz, coltivato fino agli anni all’UCLA; dall’altra la scena delle notti di Los Angeles dove il jazz era già diventato altro: i beat impastati alla lezione di J Dilla, il groove sbilenco, l’imperfezione tenuta apposta. Quel mondo — il mitico Low End Theory, la fucina della beat music losangelina — Kiefer l’ha attraversato partendo da produttore, uno che i pezzi se li costruiva da solo, e solo dopo ha messo le sue dita al pianoforte davanti a tutto.

Ne è uscito un suono riconoscibile: accordi jazzati, malinconici e caldi nello stesso momento, appoggiati su batterie che sanno di hip-hop più che di quartetto. Dischi come “Kickinit Alone”, uscito su Leaving Records, e “Happysad” per la Stones Throw — l’etichetta simbolo di quella scena — l’hanno imposto come uno dei nomi di riferimento di un filone che molti liquidano come “lo-fi”, parola che a lui sta stretta: perché sotto la superficie rilassata c’è un musicista vero, che improvvisa e mastica l’armonia a menadito. Con “When There’s Love Around” (2021) ha allargato ancora il quadro, portando in studio più strumentisti e un respiro quasi da band.

Il bello è che dal vivo tutto questo diventa una cosa sola. Kiefer suona seduto al piano ma con la testa di chi fa girare i dischi: costruisce, ripete, lascia respirare, poi riparte. È musica che ti fa annuire come davanti a un beat e insieme ti prende per la gola come una ballata. Non a caso il pubblico che riempie i suoi concerti è trasversale — appassionati di jazz, ragazzi cresciuti a hip-hop, gente che l’ha scoperto di notte con le cuffie in testa.

All’Alcazar ci è passato due volte, e non è un caso: è esattamente il tipo di artista che il locale insegue da sempre, a metà strada tra il club e il concerto. La prima nel maggio 2019, quando il suo nome circolava ancora soprattutto tra gli intenditori; la seconda il 9 febbraio 2024, ormai da protagonista riconosciuto di quella scena che tiene insieme il jazz e i beat. Due serate diverse, lo stesso pianoforte che ragiona come un campionatore — e viceversa.

Kiefer ha suonato all’Alcazar Live nel maggio 2019 e il 9 febbraio 2024.

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