Cassius

La French touch di Boombass (e la memoria di Zdar)


C’è un dettaglio che spiega da dove viene tutto: prima ancora di chiamarsi Cassius, Philippe Zdar e Hubert Blanc-Francard — in arte Boombass — lavoravano insieme dal 1988, alla consolle e in studio, mettendo le mani sui dischi di MC Solaar. Da quella gavetta hip-hop nasce, nel 1996, uno dei nomi che negli anni Novanta avrebbero dato forma alla cosiddetta French touch: house calda, campionata, elegante, cugina di quella dei Daft Punk ma con un carattere tutto suo.

Il biglietto da visita resta “1999”, l’album del gennaio di quell’anno, con la title track e “La Mouche” che girano ancora oggi in ogni set che voglia raccontare quella stagione. Resta uno di quei dischi spartiacque per la club culture francese, di quelli che si citano ancora quando si prova a spiegare cosa fosse la French touch. Poi vennero “Au Rêve” (2002), “15 Again” (2006), “Ibifornia” (2016) e “Dreems” (2019). Zdar, nel frattempo, era anche altro: metà del duo Motorbass con Étienne de Crécy e tecnico del suono richiestissimo, uno di quelli che mixavano i dischi altrui lasciandoci un’impronta che si riconosce a orecchio.

Il 19 giugno 2019, due giorni prima che “Dreems” uscisse, Zdar è morto cadendo da un edificio a Parigi. Aveva cinquantadue anni. La band annunciò che quello sarebbe stato l’ultimo disco, e per un periodo Boombass ripeté a chiare lettere che Cassius non aveva più ragione di esistere. Ci fu una fase, ha raccontato lui stesso, in cui si chiese perfino se sarebbe più stato capace di fare musica.

Le cose sono cambiate. Dalla cerimonia di chiusura dei Giochi Paralimpici di Parigi, nell’ottobre 2024, Boombass ha ripreso a portare in giro quel nome, da solo: un tour di serate da club, un’antologia e, nel 2025, un nuovo brano, “Dance On”, festoso e malinconico insieme, che porta a suo modo anche la firma del compianto Zdar. Non è una reunion — non potrebbe esserlo — ma il gesto di chi custodisce un repertorio e la memoria di un compagno di lavoro, e sceglie di farlo nel modo che a entrambi riusciva meglio, cioè facendo ballare la gente. Il ritorno cade per giunta in una stagione in cui quella French touch, per anni data per archiviata, è tornata a interessare i più giovani, e le prime uscite del nuovo corso sono state accolte con la sorpresa di chi non pensava di risentire quella firma.

È con questo spirito che va intesa la serata all’Alcazar: dietro i piatti c’è Boombass, ci sono i pezzi di Cassius e c’è un’assenza di cui non si fa spettacolo. Chi conosce quei dischi sa già cosa aspettarsi — i bassi rotondi, i campioni soul, quella grana un po’ sporca — e sa anche che, dietro ogni traccia, le firme in origine erano due.

Cassius all’Alcazar Live, 9 maggio 2026.

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