Judith-Hill

Judith Hill

La storia di Judith Hill è quella di una che ha passato anni a un metro dalle luci più grandi prima di prendersele. Cresciuta a Los Angeles in una famiglia di musicisti — la madre Michiko, pianista arrivata da Tokyo, il padre “Pee Wee” Hill, uomo di funk — ha studiato composizione alla Biola University e ha imparato il mestiere nel modo più duro e più formativo: cantando dietro gli altri.

Il nome comincia a girare per una circostanza dolorosa. Nel 2009 viene scelta come partner di Michael Jackson per il ritorno sul palco della serie di concerti “This Is It“: avrebbe dovuto duettare con lui in “I Just Can’t Stop Loving You“. Jackson muore prima del debutto, e Judith si ritrova a cantare “Heal the World” al suo funerale, davanti al mondo intero. Da quel momento la sua carriera resta a lungo appesa a quel paradosso: talento enorme, riflettori sempre puntati su qualcun altro.

A raccontarlo è “20 Feet from Stardom“, il documentario del 2013 dedicato alle coriste che tengono in piedi la musica pop restando invisibili. Il film vince l’Oscar nel 2014 e la mette, letteralmente, in prima fila. Ma la svolta vera porta un altro nome. Prince la nota, la vuole a Paisley Park e le produce il disco d’esordio, “Back in Time“, uscito nel 2015: un lavoro di funk e soul carnale, suonato dal vivo, lontanissimo dalle levigatezze del pop del momento. Avere il Genio di Minneapolis come padrino non è cosa da poco, e Judith ne esce finalmente come artista a tutto tondo.

Da lì la sua strada diventa autonoma e coerente. Arrivano “Golden Child” nel 2018 e, nel 2021, “Baby, I’m Hollywood!”, il disco che alla vigilia del passaggio romano fotografava meglio di tutti la sua cifra: soul che non ha paura del funk più sudato, testi che scavano nella sua storia personale, una voce capace di passare dal sussurro al grido nello spazio di una battuta. C’è, in quel titolo, anche una punta di ironia verso l’industria che l’aveva tenuta ai margini.

Sul palco Judith Hill è tutt’altro che una cantante educata. Chi l’ha vista sa che porta con sé una band che picchia, un’attitudine da bandleader, la capacità di trasformare il concerto in qualcosa di fisico.

Vederla a Trastevere significava anche chiudere un cerchio. La ragazza dei “venti passi dal palco”, quella che per anni aveva dato voce ai sogni altrui, arrivava qui a Roma col proprio nome sopra la locandina e le proprie canzoni da difendere. Una rivincita silenziosa, incisa nota per nota, che il pubblico dell’Alcazar Live ha potuto ascoltare da vicino.

Judith Hill ha suonato all’Alcazar il 15 ottobre 2022.

Continui a leggere: